PROGRESSIONE DEL CARICO, RAMPING, AUTOREGOLAZIONE.

PROGRESSIONE DEL CARICO, RAMPING, AUTOREGOLAZIONE.

PROGRESSIONE DEL CARICO, RAMPING, AUTOREGOLAZIONE.

Tutto ciò che è legato all’uomo appare caratterizzato da una certa mutevolezza nel tempo: ciò vale anche e soprattutto per le PRESTAZIONI FISICHE.
Per quanto riguarda in particolare l’allenamento della FORZA, è chiaro che le prestazioni del sollevatore non saranno mai lineari o perfettamente lineari, in quanto più o meno condizionate da diversi fattori: alcuni relativi all’allenamento, altri esterni ad esso.
Di conseguenza la progressione e l’aumento della FORZA nel corso del tempo non sarà, né potrebbe mai essere lineare.
Se ciò fosse possibile chi si allena da molto tempo oggi si ritroverebbe a maneggiare migliaia di kg.
In realtà una progressione lineare del carico funziona esclusivamente su un soggetto principiante (e anche in quel caso non rappresenta l’optimum), il quale, generalmente, riesce ad incrementare il carico ad ogni sessione o in poche sessioni, ma ad un gradino già di poco superiore questo sistema non funziona più e se funziona non ci troviamo in presenza di una progressione lineare.
E non funziona più semplicemente perché, come scritto poc’anzi, la curva della forza segue, per sua natura, un andamento NON lineare.
Va da se che schemi fini a se stessi come 5 x 5, 4 x 6, 3 x 8 o 3 x 10 a carichi costanti, che prevedono un aumento del carico ad ogni sessione o quando possibile, possono essere congeniali ad un neofita, ma certamente si rivelano poco adatti un sollevatore un po’ più esperto.
Quindi ragionare in questi termini: ”eseguo un 4 x 8 con lo stesso carico tirando ogni serie, ma ora non riesco più ad aumentare il peso sul bilanciere, per cui passo ad un 5 x 5 con un carico da 5-7 ripetizioni, aumentando il peso medesimo quando possibile” è sbagliato poiché se è vero che lo schema di allenamento cambia, la logica rimane invariata.

Che fare allora?

In generale è preferibile intraprendere programmi che prevedano una ciclizzazione dell’intensità.

E cosa c’entra il RAMPING in tutto ciò?

C’entra tantissimo poiché questa metodologia, sfruttando pienamente il principio di AUTOREGOLAZIONE, fa sì che il sistema nervoso centrale eviti di sobbarcarsi di uno stress che non è in grado di compensare.

Ricordiamo che la causa principale di stallo nell’aumento dei carichi non è rinvenibile nel ”fare sempre la stessa cosa”, bensì nel ”sottoporre il snc ad uno stress che ad un certo punto non riesce più ad assorbire”.
Se voi, ad esempio, svolgeste un semplicissimo 6 x 6 in ramping, ossia a carico crescente e durante una sessione notaste che la terza serie, che dovrebbe essere di media difficoltà, risulta invece più ostica del solito, potrete fermarvi a quel carico (o al massimo aggiungere un 2,5-5%) e con quest’ultimo completare lo schema.
Così facendo voi, senza saperlo, avrete attuato una ciclizzazione dell’intensità e vi siete allenati nella miglior maniera possibile, ossia assecondando il vostro corpo.

Spero di avervi aiutato.

Buon allenamento. Francesco Schipani.

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