Intervista a Roberto Albanesi

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Ho una profonda stima per la persona che sto per intervistare oggi: Roberto Albanesi. Ho letto tutti i suoi libri sul running e sull’alimentazione e posso assicurarvi che sono un must da avere. È una persona preparata come poche.

Roberto Albanesi

Roberto Albanesi

Ma bando alle ciance e godiamoci l’intervista.

Buongiorno e grazie per l’intervista. Come sa, questo è un blog sull’Old School Training, cioè tratta dell’allenamento, alimentazione e stile di vita dei pesisti del 1800 fino alla metà del 1900, epoca in cui il doping o non c’era o era agli albori.

  • Dal punto di vista alimentare questi atleti (molti strong man e circensi) mangiavano molto e spesso (all’epoca i cibi non erano contaminati da medicinali). Alcuni erano anche vegetariani e crudisti. Quello che è sicuro è che non si preoccupavano né di colesterolo dei cibi, né di grassi saturi. Quando è nata l’idea che il colesterolo alimentare e i grassi saturi facessero male?

Innanzitutto, fra sportivi diamoci del tu. La demonizzazione del colesterolo e dei grassi saturi nacque nella seconda metà degli anni ’50 (è del 1956 l’ipotesi dell’AHA – American Heart Association – secondo la quale i grassi saturi e il colesterolo dei cibi animali innalzerebbero il livello di colesterolo nel sangue). Per capire il delirio di quegli anni basta considerare che molte associazioni “salutiste” proponevano la sostituzione del burro con la margarina (che solo in seguito fu ritenuta un killer importante del nostro cuore, vista l’alta concentrazione di grassi trans). Solo all’inizio di questo secolo, cioè 50 anni dopo circa, si incominciò a capire che le cose sono molto più complesse, che il colesterolo non è certo il killer che le multinazionali del farmaco dipingevano (ovviamente, essendo facile da controllare con i farmaci) e che i grassi saturi hanno un intervallo di salubrità (come tutte le cose, acqua compresa).

 

  • Va bene, Roberto. Cosa ne pensi di un surplus calorico per i pesisti?

Dipende dalla finalità; devo essere sincero, venendo dagli sport di resistenza, il termine “pesista” non lo capisco fino in fondo perché mi sembra che ci siano troppi modi di intenderlo. Diciamo che un surplus calorico è utile per chi cerca la massima forza. I lottatori di sumo e i lanciatori di peso (questi ultimi, secondo me, i più semplici da utilizzare come esempio di “forza”) hanno una grande massa magra, ma anche grasso in eccesso perché per ognuno di noi, se si vogliono far crescere i muscoli oltre certi limiti (il limite è individuale), non ci sono che due strade: il doping o l’ipernutrizione che accresce i muscoli, ma accresce anche il grasso. Da questo quadro risulta che, se invece si cerca la massima definizione, un surplus calorico non è utile, anzi. Checché se ne dica, non esistono lanciatori di peso (ai quali interessa solo la forza) definiti. Infine da un punto di vista salutistico, un surplus calorico è sempre dannoso.

 

  •  E del surplus proteico?

Nei pesisti è sicuramente utile, ma anche qui non si deve eccedere e quindi dovrebbe essere tarato con l’effettivo allenamento.

 

  • Nascono costantemente nuovo “mode” dal punto di vista alimentare. Oggi c’è il cosiddetto digiuno intermittente. Cosa ne pensi?

Premesso che non esistono evidenze realmente scientifiche sul fatto che funzioni (ci si basa sul passaparola), diffido sempre di modelli alimentari che fanno “filosofia”, ma non danno numeri (uno dei trucchi preferiti di ricerche di scarso spessore): usare locuzioni del tipo “incremento significativo dell’IGF-1” può fare scena, ma, se non dico di quanto realmente aumenti, sto facendo solo filosofia della nutrizione. In ogni caso, esiste una condizione fisiologica sempre valida (omeostasi) per cui il nostro corpo reagisce alle nuove situazioni con un’opportuna retroazione per ristabilire l’equilibrio; per cui gli effettivi “miglioramenti” di alcuni parametri misurabili la prima volta che “cambio qualcosa” spariscono velocemente quando il corpo “capisce” e si adatta (in parole povere, la prima volta che si digiuna il corpo si spaventa e innesca certi meccanismi ormonali, ma poi, a poco a poco, capisce che il cibo arriverà con altri ritmi e la tempesta ormonale si quieterà).

Poiché il mio sito si occupa anche di psicologia (che, fra l’altro, reputo ben più importante di sport e alimentazione: puoi essere magro, forte e allenato, ma se la tua vita va a rotoli non è certo il massimo!), quello che mi chiedo è come uno sportivo non professionista possa scegliere regimi alimentari così complessi (io li definirei maniacali) che, a fronte della promessa di miglioramenti comunque in assoluto trascurabili (non si parla di diventare campioni olimpici), peggiorano la qualità della vita, rendendo il soggetto di fatto schiavo del suo regime alimentare.

 

  • Carboidrati sì, carboidrati no. Premesso che per un atleta i carboidrati sono fondamentali, cosa ne pensi dei sedentari?

La quota di carboidrati andrebbe modulata con l’attività fisica svolta. Se per un maratoneta può arrivare al 60% (di calorie totali), per uno sportivo molto attivo può essere tranquillamente del 50%, per un sedentario puro non dovrebbe superare il 40%.

 

  • E della convinzione (vedi Dieta COM del dott. Spattini) che ogni cibo debba essere assunto a precisi orari per un fattore ormonale (crono dieta)?

Ribadendo l’assurdità di complicarsi la vita con la maniacalità di certi modelli alimentari, direi che la semplice evidenza mostra tutto il fallimento della cronodieta. Se ci fosse qualcosa di vero, sarebbe banale trovare campioni olimpici che la seguono alla lettera pur di sbaragliare gli avversari, cosa che non è. L’errore di fondo è partire da un asserto corretto (assumere alla tal ora un certo cibo X incide sull’ormone Y) senza dire che la variazione è minima e quindi praticamente non influente.

 

  • I nostri lettori possono mettersi in contato con te? Dove possono trovare i tuoi libri?

Nella sidebar destra della home page del mio sito si trova la funzione “Contatti” con la quale (previa lettura delle limitazioni!) è possibile pormi quesiti che rientrino nella mission del sito che è quella di migliorare la qualità della vita. I miei libri possono essere ordinati in formato cartaceo o in e-book con la funzione “Catalogo del mio sito.

 

Grazie mille a nome di tutti i lettori della OST. Sei stato gentilissimo e preparatissimo come sempre!

Alla prossima, Oreste

 

By | 2016-12-18T21:37:49+00:00 novembre 18th, 2014|Alimentazione OST, Interviste|1 Comment

One Comment

  1. Intervista ad Andrea Biasci 5 dicembre 2014 at 9:30 - Reply

    […] sono ispirato a Roberto Albanesi per quanto riguarda la struttura, ho fatto un manuale di nutrizione. Un libro generale che parla di […]