Oggi, su OST, ho portato Paolo Evangelista, autore di “DCSS. Power mechanics for power lifters“, per la nostra intervista settimanale.

 DCSS Paolo

  • Ciao Paolo e benvenuto. Iniziamo subito con qualcosa di piccante. Perché sei passato dall’ingegneria ad essere titolare di una palestra commerciale?

 

Ciao Oreste e grazie dell’opportunità!

Diciamo che questo è sempre stato un mio piccolo sogno, far diventare la propria passione un lavoro. Un posto piccolo, non immenso, però… mio, anzi, nostro, perché siamo in due.

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  • Molti si ricorderanno di te quando scrivevi nei forum. Tu ti sei formato con Mc Robert e Jones. Che eredità ti hanno lasciato? Conservi qualcosa di loro?

Ho iniziato a scrivere sui forum nel 2004, sono 10 anni che imperverso in maniera compulsiva sui media di Internet, forum, blog, poi youtube e facebook ah ah ah e sono molto molto prolisso. Ora te ne do una prova…

Mi ricordo che a 2 anni…

No, ok, troppo…

Ho fatto Atletica Leggera fino a 23 anni e dopo ogni allenamento facevamo pesi a manetta, sempre e comunque. Iniziammo a leggere M&F, SportMan, Body Magazine e le riviste di allora (per inciso, buona parte dei culturisti di allora sono morti… ci penso più spesso di quanto io immagini). Corpi enormi, pesi allucinanti. Troppo. Per un cultore della prestazione come me, che la considera sacra, che se lo spotter sfiora con le mani il bilanciere in un massimale di panca me la do nulla da solo, leggere che Kevin Levrone faceva squat tipo 70-140-230-270 per 8-12 ripetizioni (8-12, cioè… otto O dodici?) e poi foto con lui che faceva 140 alla fine era seccante.

Cazzo io se facessi 270 farei vedere le foto anche al controllore del treno eh…

Scoprii verso il 1994 la rivista Olympian’s che era una incredibile novità. Bimestrale, spillata, con gli articoli di Bill Phillips che parlava di steroidi con uno stile ancora oggi ineguagliato.

E scoprii un tizio, tal Stuart McRobert, un po’ palloso ma alla fine convincente. Comprai il libro, Brawn, e fu la luce in fondo al tunnel (e senza che fosse quella dei fari di un TIR).

In pratica un tizio di Cipro diceva: “guarda che quello che leggi sulle riviste sono tutte cazzate, volumi, intensità, frequenze, sono tutte finte, le persone normali se fanno così, così e così ottengono”. Certo, oggi uno va su Google e con due click ottiene tutto, ma nel 1994 io non avevo manco il cellulare, che pesava 5 kg e stava in macchina…

Il ricordo che ho di tutta quella roba è bellissimo, mi sono divertito per anni a fare squat a 20 ripetizioni, per mesi e mesi.

Quello era l’allenamento che mi piaceva: pochi esercizi, brutali, programmazioni semplici, carichi interessanti, in linea con il mio modo di vedere l’allenamento.

Conservo questo: fai le cose semplici, anche nell’allenamento. Alla fine, un weekend warrior evoluto come me può ottenere tantissimo e divertirsi facendo cose assolutamente lineari, che si modulano via via.

Tutta la filosofia Old School Training, se vuoi, ha in se tutti i crismi della “programmazione”, che consiste, alla fine, nel creare una progressione di qualcosa che cresce e altre cose che decrescono, nel tempo. Se io voglio migliorare nella panca, inizierò piano con poco peso e molte ripetizioni e finirò con molto peso e poche ripetizioni.

Certo, detto così sembra banale e stupido però poi alla fine nelle palestre le persone vanno praticamente a caso stallando per anni sui soliti risultati. Perciò banale e stupido ma…

Ciò che manca, invece, è una razionalizzazione del pensiero che vada oltre il “funziona perché ha sempre funzionato, funziona perché chi è stato grosso e forte ha sempre fatto così”. Diciamo che la filosofia Old School è una evidenza empirica di cosa funziona e cosa no, si dovrebbe partire da lì per creare una vera Teoria del Bodybuilding, che di fatto manca.

 

  • Perché sei passato dal mondo della massa a quello della forza?

Diciamo che io mai sono stato nel mondo della massa, che tanto mezza sega sono e mezza sega rimango. Io sono “grosso” per il sedentario medio, perché sono 175×80 kg. Quelli grossi li ho visti e ti confermo che di massa io non ne ho.

La mia idea è sempre stata proprio quella Old Style, se vogliamo dare delle etichette: “Strong as you look”, forte come sembri. Insopportabile vedere gente gigantesca che muove pesi dei puffi grossi, ma sempre dei puffi.

Il mio fisico ideale è una silhouette stile calisthenics, con quell’agilità, un po’ più grossa, con 200-145-260, trazioni ad una mano. Il top per me. Bello, forte, coordinato, agile. In altre parole, vorrei rinascere nella prossima vita come Klokov ah ah ah

 

  • Quanto, nel tuo libro, c’è di esclusivamente “di ingegnere” e che non avresti mai potuto conoscere con studi “canonici” di biomeccanica?

Io sono ingegnere elettronico, non meccanico. Ho fatto gli esami di base, Fisica I, Meccanica Razionale, e tutti quelli di Analisi Matematica. Sono corsi di base per Ingegneria, ma sono ben oltre quello che insegnano nelle facoltà di derivazione umanistica. Senza questo bagaglio non si comprende bene come agiscono le forze sul corpo umano, e questo a me ha aiutato molto. Inutile dire che “effeugualeemmeperà” (F=ma) va saputa dominare e io leggo spessissimo di incredibili analisi di anatomia funzionale ma molto meno di cosa poi accade quando le forze agiscono durante il movimento, oppure delle allucinanti stronzate su concetti quali accelerazioni e vettori.

 

  • Monofrequenza e plurifrequenza. Ne verremo mai a capo?

Ma certo. Quando sarà chiaro se è possibile l’amicizia fra uomo e donna. Per me no. Per te? Ecco, visto?

Sinceramente, per me sono solo etichette senza alcun valore. Ora, quello che accade è che ogni movimento ha bisogno della sua frequenza di applicazione, qua si oscilla fra 1 volta alla settimana tiratissima alla morte e tutti i giorni o più volte al giorno con un buffer incredibile.

Dato che alla fine siamo tutti degli appassionati e il numero degli atleti competitivi, cioè che gareggiano e hanno delle scadenze, è limitatissimo, a mio avviso accade qualcosa di semplicissimo: ognuno vuole credere che quello che sta facendo, che gli piace, sia il top del top, l’allenamento definitivo, ultimo, che funziona.

Sono necessari un po’ di frequenza, un po’ di intensità, un po’ di volume per ottenere risultati. Questo si sa da 100 anni. In che proporzione e come metterli in ordine nel tempo… è l’arte dell’allenamento.

Tipicamente il principiante ad un certo punto scopre che a fare di più ottiene, e perciò, che so… fa delle full body 2, 3, 4 volte a settimana. Al primo schianto che sclera pensa “ma se io adesso divido, che so… parte superiore e parte inferiore e le chiamo A e B, mi posso allenare una volta A e una volta B!”. Et voilà, ABAB riscoperta per la miliardesima volta. Ad un certo punto magari si allena anche 2 volte al giorno, fino a che non ri-sclera di nuovo. E scopre l’heavy duty: ma che coglioni quelli che si allenano due volte al giorno, quello che conta è pochissime volte a settimana, 1 o 2, tirate all’intensità massima assoluta!

Mettiamoci anche un pizzico di connessione mente-muscolo, del misticismo tipico del Bodybuilding tipo che il corpo invia i segnali alla mente se fare le gambe o le spalle come “Luke senti la Forza che scorre in te…” e il quadretto è completo.

A seconda del periodo in cui sei, quello che fai è il top, il resto tutte cazzate. Da qui la diatriba.

Il ragionamento, ma che richiede esperienza e conoscenza di se stessi dovrebbe essere: “io quante volte mi posso allenare? E quante volte posso fare questo esercizio continuando a progredire? Come l’allenamento si inserisce nella mia vita quotidiana? Quando diventa un dovere e non un piacere?”

Per dire, io posso fare panca 2 volte a settimana, stacco e squat 1 volta. Quando ho derogato da questa regola ho ottenuto meno di quando l’ho seguita. Io. Altri… no. Monofrequenza nello squat e nello stacco, multifrequenza nella panca.

 

  • Fullbody o split routine, monoarticolari e pluriarticolari, li userai tutti nella tua palestra?

Sinceramente, non lo so. Io mi voglio tarare, come sempre, per un pubblico di principianti ed intermedi, di gente che vuole capire. Per adesso propongo A TUTTI lo squat e lo stacco e il riscontro è positivo. Per dirti che a me le etichette non piacciono, abbiamo comprato una safety bar e una quadra bar.

Con la prima possiamo far fare squat in maniera più semplice a tutti, con il carico più in basso e con le maniglie frontali. Idem con la seconda che fa fare uno stacco senza passaggio del bilanciere al ginocchio.

Ok, non sono “squat” e “stacco”, ma ho visto che il tempo per creare un movimento funzionale, sicuro e buono è molto più limitato. Perciò… perché no? Io continuo con le mie fisime, ma i clienti no, a meno che non lo chiedano e per questo primissimo impatto il mondo reale è ben diverso da Facebook dove tutti sono atleti da 300 di squat che guardano particolari finissimi.

 

  • Davvero esiste una tecnica da BBer e una da PLer o la tecnica di esecuzione degli esercizi è sempre e solo tecnica buona o cattiva?

Altra domanda da discussione infinita. Esiste sicuramente una tecnica da PL per il semplice motivo che esiste un regolamento da rispettare. Nel PL devi scendere sotto il parallelo nello squat, devi avere la massima distanza fra gli indici pari a 81cm nella panca e così via. Nel BB no. Non c’è alcun motivo i scendere sotto il parallelo nello squat come non c’è bisogno di farlo, che la pressa va bene lo stesso.

Personalmente, io adoro tutte le manifestazioni della forza, ginnastica attrezzistica, atletica, strongman, PL, BB, tutto. E mi piacciono i movimenti dove si denota controllo. Controllo che si esprime nel massimo range di movimento, nella fluidità senza scatti, tentennamenti, vibrazioni, nel fatto che si capisce che l’atleta è in grado di far fare a se stesso e all’attrezzo quello che lui vuole, che domina il carico e non viene invece dominato.

Questo per me è avere tecnica.

Mezzi movimenti, parziali, cheating, slanci, sono per me orridi e gente che fa le cose alla cazzo non le reggo. Per questo non mi piacciono gli esercizi “alla bodybuilder”, dove gente enorme fa movimenti sincopati come sotto l’effetto della tossina del tetano. E le stesse persone che mi vogliono convincere con fantaspiegazioni fantafisiologiche sulla sintesi proteica che invece è giusto fare così le reggo ancora meno.

Intensificare, infatti, significa andare più forte, perciò il cheating va bene, ma a partire da movimenti corretti come ci si aspetta che siano, non che uno bara sempre in ogni fottuta ripetizione, dai…

 

  • Hai imparato più da tecnici di oltreoceano o dai tecnici italiani?

Ogni tecnico insegna qualcosa. Gli americani il pragmatismo e la praticità, compresa di una certa rigidità, gli italiani sono più eclettici e geniali, ma meno formali. Il che non è né un bene, né un male.

 

  • Perché c’è questa guerra infinita BBer contro Pler?

Quello che vedo è che in realtà ci sono persone che vanno in palestra e che si piccano di essere BBer, e altre che vanno in palestra e si piccano di essere PLer. E parlano.

I BBer che gareggiano hanno moltissime affinità con i PLer che gareggiano perché ognuno non vuole convincere l’altro di avere ragione, per dire. Quelli che in palestra pensano di essere BBer o PLer invece sono quelli che fanno casino su Internet. Ci vedo una forte componente di frustrazione ah ah ah.

Il secco che passa al PL perché non è grosso, compensa o vorrebbe farlo, con il carico. Perciò vede un BBer disumano che fa la panca un po’ alla cazzo (che so… 5 cm dal petto e senza fermo) ma con 200 kg e dice “eh ma non fa il fermo, eh ma non tocca, eh ma non è valida in gara”. Cazzo ma fa il doppio di quello che fai tu…

Viceversa, il grossettino che fa le cose alla supercazzo, cioè fa 80 kg di panca in 6 ripetizioni di cui 5 e mezzo le fa l’amico dietro, vede un PLer che a 80 kg fa 360 di squat e dice “eh ma ha le fasce, eh ma il peso è un mezzo e non un fine…” e altre amenità del genere.

La guerra infinita è solo su Internet dove ci sono tantissimi maschi alfa da tastiera e leoni da salvaschermo con la savana, gente che vede difetti incredibili in video superpixelati che nemmeno Sheiko vedrebbe, tizi che fanno l’antidoping sulle jpeg scoprendo metaboliti ignoti ancora alla WADA.

Dal vivo sarebbe tutto diverso.

Però mi ricordo che negli anni ’90 in ogni palestra in cui andavano parlavano male di gente che andava in altre palestre. Perciò Internet amplifica solo aspetti dell’animo umano.

Posso solo dire che se le persone si allenassero quanto parlano di allenamento, si vedrebbero in spiaggia legioni di grossi invece del deprimente spettacolo di gente sfatta ed obesa.

 

  • Raccontaci un po’ di questa tua nuova avventura da proprietari odi una palestra commerciale. Come è nato tutto ciò?

Il tutto è nato alla presentazione del mio libro, 6 dicembre 2011. “Perché non mettiamo su una palestra anche noi?”. La palestra è commerciale perché deve essere fonte di reddito per sopravvivere al mondo. Però non è come la classica palestra commerciale, piuttosto una forma di personal training esteso a gruppi: massimo numero di persone, 14, prenotazione delle ore, seguire tutti nel tempo.

Questa è l’idea. A me piacerebbe creare una specie di movimento di persone che si appassionano a cose che mai avrebbero pensato potessero piacere loro. Che so… dire “oh, domenica chi vuole provare lo strongman viene qua e facciamo il tyre flip, le atlas stone, la farmer walk”, e qualcuno viene.

Però, vedremo, abbiamo aperto da 3 giorni ah ah ah

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  • Se i nostri lettori volessero venirti a trovare, dove si trova la tua palestra? Qual è il sito internet della tua palestra? Sono previste lezioni di prova?

Per chi fosse interessato, il sito è questo: www.officinadelmovimento.org

Facciamo una lezione di prova, che è rivolta al pubblico locale e che, per essere chiari, del powerlifting non gliene può fregare di meno eh… Per tutti quelli che mi conoscono su Internet, che conoscono il libro, metterò in piedi un servizio di Life Coaching.

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  • Dì la verità, troveremo una smith machine nascosta da qualche parte?

Ah ah ah no, però fuori abbiamo come soprammobile una atlas stone da 75 kg!

 

  • Grazie Paolo! Ti verremo a trovare!

Grazie a te Oreste delle domande e dell’opportunità!

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